
Per capire come sia andata questa Chianti Classico Collection, che si è tenuta alla stazione Leopolda di Firenze, bastava fare un giro tra i 180 produttori presenti con un banco di assaggio e guardarli in faccia: si potevano notare tanti sorrisi.
Certo, la preoccupazione non manca, soprattutto legata all’andamento delle questioni internazionali legate al conflitto, ma per ora è la speranza che spinge i produttori a guardare al futuro. Il fatto di essere tornati in presenza è un aspetto da non sottovalutare: trovarsi faccia a faccia, confrontarsi, scambiarsi opinioni, aiuta tutti a trovare una strada ben definita.

Per il Chianti Classico l’annata presentata è stata la 2020, con 59 campioni in assaggio. Si tratta di un millesimo che già ora, ma immaginiamo ancora di più l’anno prossimo con le Gran Selezioni e le Riserve, si prospetta di grande equilibrio e profondità. La media qualitativa è complessivamente molto alta: in sostanza, ovunque si vada a “parare”, si beve bene. C’è chi pensa che, a causa del lockdown del 2020, i produttori hanno passato molto più tempo in vigna e per questo anche il prodotto finale è di un livello superiore.
La natura, comunque, ha fatto il resto, regalando un’annata che concilia un’ottima beva fin da subito a una prospettiva di longevità. La nostra scelta dei migliori campioni è caduta su Sacello di Arillo in Terrabianca, Casa Emma, Castello di Monsanto, Isole e Olena, Istine, Monteraponi, Poggerino, Quercia al Poggio, Riecine e Tenuta di Campomaggio: vini che rappresentano anche le diverse zone del Chianti Classico, a dimostrazione che l’annata 2020 è stata positiva un po’ in tutta l’area di produzione della Docg.

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